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lunedì 21 maggio 2012
Altri contributi

Vengono inseriti in questa sezione link, articoli e studi che noi riteniamo di particolare interesse.

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Articolo di Luigi Zingales pubblicato su Il Sole 24 Ore del 22/01/12
Consigliamo la lettura di questo articolo che con grande lucidità critica spiega il passaggio pilotato del gruppo Fonsai a Unipol. Una lettura chiara sull'eccessivo potere di alcune lobby e sulla mancanza di meritocrazia nella selezione della nostra classe dirigente in Italia.

A. Merli intervista Carmen Reinhart sulla crisi del debito sovrano (articolo de Il Sole 24 Ore del 5/10/11).

L'analisi che offre questa economista sulla situazione europea è molto lucida. La via d'uscita dalla crisi passa attraverso i seguenti interventi: a) acquisti massicci di titoli del debito pubblico da parte della BCE; b) ricapitalizzazioni delle banche europee.
Non prevede nè la rottura dell'area Euro nè la ristrutturazione del debito di Italia e Spagna. Quest'ultima opzione (ristrutturazione) è vista invece più probabile per i paesi più fragili (Grecia, Irlanda e Portogallo). Il processo di riduzione del debito porterà un lungo periodo di bassa crescita per l'intera area Euro.

Articolo di Kenneth Rogoff pubblicato su Il Sole 24 Ore il 19/09/11
Vengono evidenziati gli errori commessi dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) nella gestione della crisi dei debiti sovrani europei. La miopia del Fondo viene attribuita sia al potere di voto dell'Europa (nel board del FMI) sia ad errori di valutazione. Si continua ad adottare l'approccio analitico dei paesi avanzati quando, a seguito della crisi finanziaria, la distinzione fra economie emergenti ed economie avanzate si è fatta più sfumata.
E' opinione dell'economista che una credibile soluzione alla crisi dei debiti sovrani europei comprenda una rottura parziale della zona euro o una fondamentale riforma costituzionale (ossia delle ampie riforme dei Trattati). Tale soluzione è del tutto analoga a quella proposta da G. Soros (vedi articolo "Un Tesoro UE per salvarci" del 18/09/11).

Articolo di George Soros, pubblicato su Il Sole 24 Ore il 18/09/11
Secondo il finanziere americano la risoluzione della crisi dei debiti sovrani europei passa attraverso il possibile default strutturato o la scissione di tre piccoli Stati (Grecia, Irlanda e Portogallo) dell'area Euro. Tale scelta porrebbe fine al circolo vizioso: austerità = minore crescita = aumento dei tassi di interesse = ulteriori manovre restrittive.
Nel caso di default (o di scissione) i provvedimenti da prendere per evitare disastrosi contagi sarebbero diversi. Dalla tutela dei depositi bancari al sostegno di alcune banche dei paesi in default. Inoltre è necessario ricapitalizzare il sistema bancario europeo; spostare la supervisione bancaria dai singoli stati ad un'autorità europea e non da ultimo mettere al riparo i titoli di Stato dei Paesi più deboli. Per attuare tali provvedimenti si rende necessario un Tesoro Europeo. Per farlo però occorre un nuovo Trattato.

Articolo di M. Margiocco, pubblicato su Il Sole 24 Ore (17/08/11).
L'analisi storica mostra che le crisi simili a quella attuale hanno una durata di 6-7 anni; essendo trascorsi circa 4 anni dal suo inizio, l'economista Kenneth S. Rogoff stima che possano servire ancora 2-3 anni per uscirne. Puntualizza inoltre che tutte le storie di eccessivo debito si sono concluse con un aumento dell'inflazione. L'economista illustra brevemente i diversi elementi distintivi della crisi in America e in Europa soffermandosi anche sugli errori di politica economica commessi negli USA.

"Disincentivano la disciplina di bilancio dei singoli Paesi"
Articolo di Hans-Werner Sinn (Presidente dell'istituto tedesco IFO) pubblicato su Il Sole 24 Ore del 27/08/11.
Un contributo molto chiaro e incisivo che spiega le ragioni del "no" agli Eurobond.

Articolo di M. Fortis. 
L'analisi disaggregata delle componenti del Pil italiano mette in luce alcuni aspetti: (1) le esportazioni hanno subito un brusco rallentamento nei prodotti in cui le nostre aziende sono specializzate (beni di investimento e macchinari industriali) dovuto al calo di domanda di tanti Paesi appesantiti da troppi debiti.
(2) La domanda interna italiana (consumi e investimenti) mostra invece una maggiore tenuta rispetto ad altri Paesi.
Nel confronto con la Germania si rileva in particolare che il Pil tedesco è tornato ai livelli pre-crisi grazie alla spesa pubblica mentre la domanda estera soffre delle stesse debolezze di quella italiana. Diversamente dall'Italia però la Germania ha dato più impulso agli investimenti, viceversa i consumi rimangono sottotono.

Primo capitolo del rapporto periodico sulla stabilità finanziaria globale. Suggeriamo di leggere in particolare: pag. 3 (prospetto riassuntivo dei fattori di rischio globali); pag. 4-6 (approfondimento sui rischi geopolitici in Medio-Oriente); par. B (debito pubblico di alcuni Paesi avanzati); par. C (dedicato alle criticità dei sistemi bancari); tab. 1.3 pag. 21 (confronto fra indicatori di vulnerabilità di diversi Paesi).

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