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I diamanti da investimento

I diamanti da investimento, un altro raggiro nei confronti degli investitori

IL VERO VALORE DELLA CONSULENZA INDIPENDENTE

Di recente è tornata alla ribalta la questione dei diamanti da investimento. Un tribunale ha disposto il sequestro di 700 milioni di euro nei confronti di alcune banche e intermediari a tutela degli investitori che non sono stati ancora risarciti.

In realtà la questione non è nuova. Lo scandalo era già scoppiato tempo fa ed aveva portato alla dichiarazione di fallimento di uno dei due principali collocatori di pietre preziose agli sportelli bancari. La questione era semplice: alcune società vendevano ai risparmiatori le pietre ad un prezzo molto superiore al valore di mercato attraverso gli sportelli bancari che, per il loro servizio, incassavano delle ricche commissioni di intermediazione (senza comunicarlo al compratore ed in palese conflitto di interesse non dichiarato). Le società collocatrici pubblicavano periodicamente sui quotidiani delle tabelle con le quotazioni dei loro diamanti da investimento in costante ascesa per rassicurare gli investitori della bontà dell’investimento. In realtà i prezzi erano inventati e sganciati dal mondo reale.

La polemica ha toccato anche altri due aspetti importanti:

  • Il primo, il più importante, è il controllo da parte delle autorità di vigilanza. Chi ha il dovere di vigilare non si è accorto di quello che stava succedendo? Dal punto di vista dell’autorità di controllo la questione verte sul fatto se i diamanti siano strumenti da investimento, cioè prodotti finanziari, oppure beni reali: solo nel primo caso sarebbe stato loro dovere controllare.
  • Il secondo riguarda la stampa, in particolare quella finanziaria specializzata, che pubblicava le tabelle con i prezzi gonfiati: non si è accorta del raggiro? Alla fine si trattava solo di un’inserzione a pagamento e il quotidiano non era tenuto a verificare la correttezza dei dati.

Ma veramente non era possibile accorgersi della truffa?

Alcuni anni fa un nostro cliente, prima di iniziare a lavorare con noi, aveva acquistato alcuni diamanti in banca. Per alcuni anni non li abbiamo guardati, la cifra investita era discreta ma non eccessiva e comunque il loro valore era in costante crescita. Erano gli anni della crisi dei debiti pubblici e quindi gli “asset reali” erano in voga e l’investimento in diamanti era ampiamente pubblicizzato. Un giorno un articolo su Il Sole 24 Ore catturò la nostra attenzione: parlava dell’eccesso di offerta di diamanti e del crollo del prezzo sul mercato. E’ bastato per noi richiamare il seguente grafico con il prezzo medio dei diamanti top quality da un carato (il c.d. indice Rapaport). Erano gli inizi del 2016:

il seguente grafico con il prezzo medio dei diamanti top quality da un carato (il c.d. indice Rapaport). Erano gli inizi del 2016:

Abbiamo scritto alla società collocatrice dei diamanti da investimento per chiedere conto della divergenza tra l’andamento del grafico sopra riportato e l’andamento delle loro quotazioni. La risposta è stata la seguente (omettiamo volutamente il mittente):

Gentile Dott. Vivian,
Le scrivo in merito alla sua richiesta di spiegazioni. Vado per punti:
1) Il grafico da lei riportato pare indicare un paniere diverso dal nostro in quanto i nostri diamanti sono solo IF, ovvero al massimo grado di purezza, e della fascia alta di colore bianco D-I. Il "top quality" riportato non risulta omogeneo con le pietre che consideriamo "investment grade", le quali non hanno avuto un andamento di questo tipo, nemmeno sui listini Rapaport.
2) In ogni caso la quotazione di cui lei parla è in dollari ed è nota la variazione del prezzo del dollaro, con tutte le conseguenze del caso. Nel picco del suo grafico il rapporto USD/EUR era attorno a 0,7. Oggi è superiore a 0,9.
3) A prescindere da queste valutazioni va ribadito che il Rapaport non è un fixing internazionale vincolante ma il listino di un operatore importante ma pur sempre coinvolto nel mercato.
4) Il nostro prodotto allega al diamante molti servizi (assicurazione, storage, consulenza, assistenza per disinvestimento, cambio di proprietà ecc ecc) che determinano una configurazione di prezzo diversa. Il nostro è un mercato particolare, consolidato in 40 anni di attività, che è caratterizzato da un andamento piuttosto autonomo. Nel 2015 abbiamo registrato un significativo aumento delle richieste di diamanti da investimento, aumento che già si era manifestato nel 2014 rispetto al 2013.
Grazie, a presto.

Come potete vedere le spiegazioni potevano sembrare anche abbastanza credibili, ma del tutto generiche e, in fondo, non bisogna mai chiedere ad un cuoco se il cibo che prepara è buono. Bisogna chiedere ad una terza parte indipendente. Pertanto abbiamo contattato un nostro conoscente che opera nel settore della gioielleria: ci ha confermato l’ampia disponibilità di diamanti sul mercato e addirittura la presenza di forti sconti applicati ai listini ufficiali in caso di acquisto.

Abbiamo consigliato al nostro cliente di vendere: lo ha fatto senza problemi nei tempi previsti e ottenendo una buona plusvalenza esentasse. Oggi nella migliore delle ipotesi alcune banche riconoscono al cliente il prezzo di acquisto delle pietre; altre propongono rimborsi con forte sconto.

Cosa sarebbe successo se il nostro cliente avesse chiesto un parere alla banca collocatrice, o addirittura alla società emittente? Avrebbe ottenuto un giudizio obiettivo e imparziale? Avrebbe venduto le pietre?

Quanto pesano i conflitti di interesse degli intermediari?

Quanto vale dunque una vera consulenza indipendente, seria, professionale e libera da ogni conflitto?

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